I PEMF a bassa frequenza: una terapia valida per l’Artrite

I PEMF a bassa frequenza: una terapia valida per l’Artrite

 

Articolo originale: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20329696/

 Revisione> Biologo indiano J Exp. Dicembre 2009;47(12):939-48.

Campo elettromagnetico pulsato a bassa frequenza:           una terapia alternativa valida per l’artrite

Kalaivani Ganesan 1Akelayil Chandrapuram Gengadharan Chidambaram Balachandran Bhakthavatsalam Murali Manohar Rengarajulu Puvanakrishnan

 

Astratto

 

L’artrite comprende oltre 100 disturbi del sistema muscolo-scheletrico. Gli interventi farmacologici esistenti per l’artrite offrono solo un sollievo sintomatico e non sono definitivi e curativi.

La guarigione magnetica è nota fin dall’antichità e si è evoluta fino ai giorni nostri con l’avvento dell’elettromagnetismo. La base originale per la sperimentazione di questa forma di terapia è l’interazione tra i sistemi biologici e i campi magnetici naturali.

L’ottimizzazione della finestra fisica, comprendente il generatore di campo elettromagnetico e le proprietà del segnale (frequenza, intensità, durata, forma d’onda), con la finestra biologica, inclusi il modello sperimentale, l’età e lo stimolo, ha contribuito a ottenere risultati benefici costanti.

Il campo elettromagnetico pulsato a bassa frequenza (PEMF) può fornire un metodo non invasivo, sicuro e di facile applicazione per trattare il dolore, l’infiammazione e le disfunzioni associate all’artrite reumatoide (AR) e all’osteoartrite (OA), e il PEMF ha una comprovata sicurezza a lungo termine. Questa revisione si concentra sull’applicazione terapeutica del PEMF nel trattamento di queste forme di artrite.

L’analisi di vari studi (modelli animali di artrite, sistemi di coltura cellulare e sperimentazioni cliniche) che riportano l’uso di PEMF per la cura dell’artrite ha dimostrato in modo conclusivo che il PEMF non solo allevia il dolore causato dall’artrite, ma offre anche condroprotettore, esercita un’azione antinfiammatoria e aiuta nel rimodellamento osseo, il che potrebbe essere sviluppato come alternativa praticabile per la terapia dell’artrite.

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